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TECNICHE-POETICHE--MATERIALI-NELL'ARTE---CONTEMPORANEA

Francesco
Bocchini

Il metallo e l'invenzione

Selvatico

"Selvatico"

Lamiera di ferro a banda stagnata
2016

ph. Pierluigi Buttò

Selvatico dal pavimento invade la parete, selva di metallo costretta dal suo opposto, la domus, la casa (da cui deriva la parola domestico), a misurarsi con la struttura architettonica della sala che la ospita. Francesco Bocchini sostiene che il materiale impiegato in Selvatico è unico e insostituibile per la propria poetica: ferro a banda stagnata ritagliata e forgiata dalle proprie mani, la cui saldatura elettrica si realizza con una miscela di stagno e piombo.

Un materiale nato in Germania tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, un materiale “povero” con cui l’Artista tuttavia realizza un’installazione complessa, una vegetazione metallica, meccanica, dura e spinosa, i cui fiori appaiono come una sorta di bizzarra contraddizione.

Approdato sul pavimento di Ca’ Faccanon, frammento naufrago di un Regno vegetale inesistente, Selvatico sovverte i rapporti tattili, olfattivi, cromatici di albero, foglie, fiori e campeggia come un reperto fantastico e spiazzante, frutto di un solitario inventore di alterità inquietanti.



Selvatico

Francesco Bocchini

Nato a Cesena (Italia) 1969

Vive e lavora a Gambettola, Cesena. Francesco Bocchini si avvale di latte e ferri smaltati per produrre meccanismi meravigliosamente inutili e ludici che richiamano i giocattoli dell’ Ottocento e del primo Novecento, oppure intricate vegetazioni fiabesche, inquietanti e minacciose nell’apparente naturalezza.

Le sue installazioni, che spesso comprendono teche in vetro che vanno a formare un singolare museo immaginario, sono sempre costituite da ferro a banda stagnata ritagliata e forgiata a mano e specchi di recupero dipinti a olio; invenzioni per rappresentare in forma di gioco una drammaturgia di materiali poveri, in equilibrio sottile tra leggerezza e mistero.