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TECNICHE-POETICHE--MATERIALI-NELL'ARTE---CONTEMPORANEA

Gianni
Moretti

La carta e l’ombra.

"La Biblioteca di ghiaccio e di sale"

Xerografia e stampa monotipo su carta velina, legno
2017

ph. Pierluigi Buttò

E’ la carta velina dorata, nell’installazione di Gianni Moretti, a disvelare il dicibile e a celare il mistero cui non è possibile assistere. Nella sua Biblioteca, mobile e girovaga come quelle d’altri tempi, dall’ossatura orizzontale e in legno, dall’apparenza gracile, una sorta di piano d’appoggio sui cui si squadernano i fogli, due registri d’immagini fotocopiate divengono matrici calcografiche di monotipi.

Le prime recuperate presso la Topografia del Terrore di Berlino, raffigurano prigionieri deportati dai nazisti che tentano di fuggire e vengono uccisi, e alcune parti, in prossimità dei corpi, sono state dall’Artista rese illeggibili. Le seconde raffigurano uccelli ridotti a involucri vuoti. Le une sono legate alle altre dall’apparizione di esseri divenuti nulla, uniti dalla sembianza della morte.

La carta velina è per Moretti un materiale che conchiude vari territori da lui stesso esplorati da sempre: la fragilità, l’equilibrio, il “come se” della carta velina dorata che sembra preziosa ma non lo è. Quell’oro è come l’ombra proiettata da un corpo che di quel corpo mantiene il profilo ma non il peso né la consistenza. Questo tipo di carta, dice Gianni Moretti, è la proiezione di una condizione esistenziale di ogni tempo e di ogni luogo: uno stare incerto e in bilico, un resistere al vento e alla corrente.



Gianni
Moretti

Nato a Perugia (Italia) 1978

Vive e lavora tra Milano e Berlino. Nel suo lavoro Gianni Moretti impiega carte di diverse origini vegetali, plastiche di varie derivazioni, legno, pigmenti, plexiglass, foglia d’oro, la tecnica antica dello spolvero su carta di gelso, monotipie.

La sua ricerca parte dall’analisi del corpo, della mutazione degli organismi, dello sguardo attuale su avvenimenti di un Tempo passato, nel continuo fallimentare tentativo di riordinare il caos prevedendone l’inafferrabilità, e delineando dinamiche esistenziali di riconoscimento dello stato delle cose. Le sue installazioni sono strutture precarie e labili, quasi al limite del collasso, ma dense di frammenti visivi desideranti che ne impediscono il crollo fisico e metaforico..