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TECNICHE-POETICHE--MATERIALI-NELL'ARTE---CONTEMPORANEA

Maria
Elisabetta
Novello

Il residuo e la durata

"Paesaggio"

Plexiglas, ceneri
2017

ph. Pierluigi Buttò

E’ uno dei paesaggi possibili, questo di Novello, composto da residui che riassumono forma e immagine, incapsulato in un grande contenitore di plexiglas. Nel suo caso il materiale è talmente arcaico ed esistenziale che probabilmente è una conseguenza della nascita stessa dell’uomo: c’è da quando esiste il fuoco, viene utilizzato da quando l’umanità iniziò a controllare la forza della natura.

E’ un materiale legato all’origine, e in seguito legato alla comune idea che la cenere, più nello specifico la polvere, fosse materia che contenesse l’essenza delle cose. Se pensiamo alle polveri che sono velo, confine tra il visibile e l’invisibile. Affascinata dall’incerto e dal dubbio, Maria Elisabetta Novello si è avvicinata alla cenere perché quella materia meglio esprimeva il suo sentire.

E’ polvere combusta, residuo di qualcosa che cerco di riadattare in qualcos’altro, tra possibilità e limite, tra passato e presente, dice l’Artista. È’ una materia effimera e fuggevole che porta in sé la fragilità del contemporaneo e il fascino e l’instabilità dell’esistenza stessa.



Maria
Elisabetta
Novello

Nata a Vicenza(Italia) 1974

Affascinata dal sentimento dell’incertezza e dal dubbio, Novello si è avvicinata alla cenere in quanto materiale empatico al proprio sentire. I residui di legnami combusti sono restituiti a un corpo e a una forma dall’Artista, che lavora tra visibile e invisibile, tra possibilità e limite, tra passato e presente.

Effimera e fuggevole, la cenere è una dichiarazione di mistero che reca in sé la fragilità della contemporaneità e la bellezza e instabilità dell’esistenza stessa, e nell’usarla per la propria opera Novello dà vita ad un meditato rituale, un atto di percezione della memoria che rallenta il tempo presente, è pregno di passato, si va componendo sotto gli occhi del futuro. La forma dell’opera non è un rigido e indelebile segno nel mondo, ma quasi un sintomo, apparso e subito svanito, della fluidità esistenziale delle cose e dell’arte.